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ANTIGONE

1 novembre 2019 – Teatro Cortesi di Sirolo

15 febbraio 2020 – Teatro Panettone di Ancona

regia: LUIGI MORETTI

testi originali Adriano Ferri

adattamento Luigi Moretti

con 

David Anzalone,
Francesca Berardi,
Filippo Mantoni,
Alen Marin,
Valentina Illuminati,
Stefania Cempini,
Luigi Moretti

percussioni
SIMONE BELLEZZE
costumi e scene
STEFANIA CEMPINI
realizzazione scena
GUERRINO ANDREANI
foto
PAOLO MONINA
disegno luci
FRANCESCO MENTONELLI

LO SPETTACOLO

Adattamento del testo di Sofocle in chiave contemporanea a cura di Luigi Moretti ed Adriano Ferri. Antigone prende vita in primo luogo dall’esigenza di recuperare il ruolo sociale e collettivo dell’atto teatrale quale momento di condivisione, riflessione, incontro tra esseri umani e scambio all’interno della comunità, come accadeva anticamente in Grecia. In secondo luogo, dal desiderio di interrogarsi sulla giustizia e sul senso dell’etica nella società attuale, in un periodo storico in cui il potere è sempre più arroccato nelle sue posizioni e la cittadinanza chiede cambiamento, apertura, giustizia. Il testo classico vive di intense interpolazioni contemporanee che accendono i riflettori su alcune piaghe del presente come la violenza sulle donne, il tema delle migrazioni, il modello Riace e le morti di stato.


NOTE DI REGIA

Una rilettura scarna ed essenziale, in cui il linguaggio della tragedia di Sofocle, pur nel rispetto di una parola alta, è alleggerito al fine di una più agile comprensione. Un adattamento drammaturgico che, nel risultato finale, si mantiene fedele alla struttura narrativa originale ma che ha previsto uno smontaggio delle scene e una successiva ricostruzione con l’inserimento dei nuovi testi di Adriano Ferri: finestre che si aprono sulla contemporaneità e toccano tematiche importanti per trasmettere un significato rinnovato: violenza sulla donne, immigrazione e modello Riace, corruzione, omertà e mafia, eutanasia assistita, abuso di potere e morti di Stato.

Le ragioni e la potenza dello Stato in opposizione alle ragioni del cuore, una lotta eterna tra ribellione e potere tirannico: è questa la grande forza politica del testo di Sofocle, ancora terribilmente attuale dopo secoli.  Il conflitto tra Antigone e Creonte interroga le nostre coscienze con una domanda che vibra come un coltello nella piaga dell’attualità: se la legge dello Stato e la legge dell’umanità vanno in conflitto, da che parte stare? Non c’è ragione, non c’è torto. Questo è il dilemma che deve sollecitarci a una riflessione profonda.

Creonte rappresenta sì la disumanità del potere monocratico ma anche tutte le paure e le fragilità del sovrano non illuminato, incapace di prevedere le conseguenze delle sue azioni e che solo dopo il compimento dei fatti tragici, quando ormai sarà troppo tardi, ammetterà il suo stato di inabilità.

Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione solitaria contro il dominio ingiusto di un tiranno e del suo decreto che non rispetta la legge divina, ma non solo: si ribella anche alle convenzioni sociali del suo tempo che vedevano la donna sottomessa, come sempre, alla volontà dell’uomo. Il suo è un percorso coraggioso, fermo e determinato, non c’è spazio per altro. Contrariamente a quello di sua sorella Ismene che in un primo momento non accetta alleanze per disobbedire alla legge, fedele al suo ruolo di donna allineata alle convenzioni e successivamente intenzionata a incolparsi come complice al cospetto di Creonte. C’è un’evoluzione in Ismene, al punto di vestire lei, simbolicamente, i panni di Antigone, una sorta di passaggio del testimone, a riscatto personale e di tutte le donne.

Antigone è anche una tragedia familiare. Creonte, padre despota e insensibile in contrasto con suo figlio Emone, futuro sposo di Antigone, fragile e non preoccupato di mostrare i suoi sentimenti; padre e figlio non si comprendono, parlano lingue diverse. Sullo sfondo la regina Euridice, madre e moglie senza voce. I suoi silenzi, le sue sospensioni, il suo vagare per la scena come ombra muta, dilatano il tempo e segnano il senso del tragico.

Il Corifeo sostituisce completamente il coro, commenta e interagisce con tutti i personaggi e accorpa altri ruoli fondamentali allo sviluppo delle azioni. Ne è nato un personaggio del tutto nuovo, presenza ambigua ma con una sua coscienza precisa.

La musica dal vivo, note dolenti e aspre delle percussioni dal vivo di Simone Bellezze, in scena come nella tragedia antica, accompagna la narrazione e ne rafforza il senso.

Luigi Moretti

RASSEGNA STAMPA

Maria Dolores Pesce – DRAMMA.IT

Lucilla Niccolini – CORRIERE ADRIATICO